Scrivere con i Tarocchi

I Tarocchi possono essere un ottimo strumento di indagine e riflessione durante la fase di scrittura di un racconto o di un romanzo. Un recente manuale pubblicato da Dino Audino Editore ne esplora caratteristiche e potenzialità.

Di fronte alla sua opera, generalmente, lo scrittore è solo e pieno di dubbi.
Per la maggior parte degli autori la stesura di un romanzo o di un racconto è una grande fatica mentale e psicologica perché, quasi sempre, l’idea che dà il via alla narrazione è un piccolissimo seme, un’immagine che promette di crescere e svilupparsi.

Capita molto di sovente di cominciare a scrivere senza sapere davvero se si sta iniziando un romanzo o un racconto, o qualcos’altro. Spesso i primi giorni di stesura di una nuova idea sono molto fecondi e riempiono lo scrittore di entusiasmo. Tutto procede per il meglio: i personaggi si rivelano più complessi e promettenti di come l’autore se li era immaginati, le loro vite si riempiono velocemente di particolari significativi e di vicende originali ma plausibili, la lingua e il tono del personaggio narratore sembrano da subito consoni alla storia, tutto viene naturale e cominciano ad accumularsi pagine di buona scrittura.
Eppure chi non è al primo libro sa benissimo che il momento del dubbio, del rinnegamento, del blocco è sempre dietro l’angolo. In genere succede nel punto in cui la storia deve cominciare ad assomigliare all’idea da cui la scrittura era partita, quando lo scrittore comincia a chiedersi quale sia la vera ragione di quella scrittura, per quale fine più grande abbia dato vita ai suoi personaggi e li abbia messi in relazione tra loro secondo regole e incastri che lui stesso ha imposto.

Questo momento di buio improvviso è sempre seguito da un rigetto del lavoro fatto fino a quel momento; decine, a volte centinaia di pagine che brillavano mentre venivano scritte con entusiasmo e ispirazione appaiono all’improvviso insignificanti, banali, inutili. Molti scrittori parlano di questa fase nelle loro memorie, nelle corrispondenze, nelle interviste.
Poi, altrettanto improvvisamente arriva lo sblocco: si rilegge il lavoro fatto, anche dopo mesi o addirittura anni di lontananza da quelle pagine incompiute, e si capisce tutto. Di nuovo l’idea prende corpo e lo scrittore si ritrova a chiedersi come mai non avesse pensato prima a quella soluzione narrativa tanto semplice e ovvia, alla logica strada che la sua storia stava prendendo per sua stessa mano e che, prima, gli sembrava non esistere.

La verità è che il romanzo e il racconto sono macchine sceniche molto complesse la cui messa in opera necessita di periodi di riflessione lucida, ma contemporaneamente sono opere mosse da un’urgenza creativa che ha molto poco a che fare con la lucidità. La distanza temporale può portare lo scrittore a rileggere le pagine che ha scritto, lontano da quell’urgenza e con uno spirito critico mosso da una maggiore consapevolezza e, in questo modo, rendere evidente ciò che, nell’impeto della scrittura, restava nascosto.

Leggi tutto “Scrivere con i Tarocchi”