Spazi metrici

Alessandro Cafarelli presenta un testo di Amelia Rosselli su lingua e musica nella scrittura poetica

Amelia Rosselli ha rinnovato potentemente la poesia italiana, accompagnando alla pratica una riflessione teorica tanto affascinante quanto ardua. In questo scritto, originariamente pubblicato in allegato alla prima raccolta di versi della scrittrice, Amelia Rosselli sviluppa una problematica della scrittura poetica che intreccia strettamente lingua e musica.

La sillaba è il punto di partenza, una particella del ritmo poetico che riproduce il ritmo del pensiero ed a sua volta si adatta allo spazio del foglio su cui la poesia viene scritta. Ogni parola viene valorizzata e può essere usata a inizio o fine verso, isolando graficamente una frase e sezionando così il pensiero in una serie di “gradini” che ne influenzano la ricostruzione logica. Ogni parola è un’idea, non un oggetto; e il periodo finale è un’esposizione di una serie di idee, dinamiche ed inconsce.

La mano, per fissare il pensiero, che è “più veloce della luce”, ha la necessità di scrivere a macchina – bisogno fisico e mentale allo stesso tempo; a sua volta, il mezzo utilizzato per scrivere influenza la scrittura stessa, fissando le rappresentazioni mentali aldilà del loro significato ed esaurendo la carica psichica generatrice. È lo spazio a comprimere l’idea e ad organizzarla in forme ritmiche non convenzionali, permettendo una riconquista della lingua.

Si tratta di una lezione di prosodia non facile da seguire né da comprendere, questo è vero, basata com’è tanto su concetti linguistici quanto su concetti musicali (come quantità, intensità, durata ed intonazione): comunque, un testo ancora oggi affascinante e stimolante, una possibile chiave per un nuovo modo di fare poesia. In questo, resta un testo di raro valore.

Amelia Rosselli
Spazi metrici
in Le poesie
Garzanti – 2004
(pp. 337-342)