La costruzione dell’intreccio

Alessandro Cafarelli presenta e riassume un testo di Boris Tomaševskij sulla costruzione dell’opera narrativa

Boris Tomaševskij appartiene ai formalisti russi, un indirizzo critico del primo ‘900 focalizzatosi sull’aspetto formale (più precisamente verbale, o linguistico) dell’arte letteraria. Oggi il termine “formalismo” viene utilizzato in senso dispregiativo, come sinonimo di lavoro manieristico sulla letteratura, ma non bisogna dimenticare che non è stato sempre così, e soprattutto che questa scuola ha dato al mondo lavori e idee illuminanti e rilevanti.

Tra gli scritti dei formalisti c’è appunto “La costruzione dell’intreccio”. In questo saggio, scritto in uno stile piano e scorrevole che ne rende semplice e immediata la comprensione, Tomaševskij ricostruisce minuziosamente gli elementi e gli aspetti che presiedono alla costruzione di un’opera di narrativa.

In primis, il tema. Questo rappresenta l’unità di significato dei singoli elementi del racconto e si sviluppa di pari passo con esso. Lo scrittore, secondo Tomaševskij, deve sceglierlo tenendo conto del lettore, destinatario indeterminato ma imprescindibile, e selezionare quindi un tema interessante che catturi la sua attenzione e ne stimoli la partecipazione emotiva (esso può provenire dall’attualità o essere “universale”, cioè appartenente alla sfera generale dei problemi umani).

Successivamente Tomaševskij delinea i modi con cui lo scrittore dispone ed organizza il materiale narrativo. Fanno qui capolino le nozioni fondamentali di fabulaed intreccio, rispettivamente l’ordine cronologico degli eventi narrati e l’ordine scelto dallo scrittore nel presentarli.

La fabula è un sistema di avvenimenti collegati reciprocamente, e contiene dei personaggi i cui rapporti costituiscono delle situazioni, tra cui quelle più ricorrenti sono i contrasti, ovvero i conflitti. Gli interessi in lotta dei personaggi generano quello che viene chiamato intrigo, solitamente risolto nello scioglimento. Il narratore va dall’esordio, che determina l’andamento della fabula, allo scioglimento conducendo i personaggi attraverso una serie di peripezie che culminano in un momento di alta tensione detto Spannung (che significa appunto “tensione”), il quale precede lo scioglimento. Usando i termini della dialettica, si può dire che esordio, Spannung e scioglimento rappresentino rispettivamente i momenti di tesi, antitesi e sintesi.

L’intreccio è la distribuzione degli avvenimenti all’interno della costruzione narrativa. In esso si trovano una serie di motivi, particelle tematiche minori ricorrenti di opera in opera. I motivi formano la struttura tematica di quest’ultima e possono essere liberi o legati, a seconda che l’autore possa ometterli o meno senza compromettere la comprensibilità della storia. Esistono motivi introduttivi, come per esempio l’incarico affidato all’eroe delle fiabe (lo studio di Tomaševskij risente di quello, a sua volta fondamentale, di Propp sulle funzioni della fiaba), che possono includere o meno un’esposizione esplicativa di dati sulla vicenda e i suoi personaggi; motivi dinamici, che trasformano una situazione, statici, ecc. La ripetizione dei motivi in un’opera ne determina la coesione interna e ne condiziona l’interpretazione.

Tomaševskij passa poi in rassegna la figura del narratore, che può essere interno od esterno, oggettivo o soggettivo, partecipe o estraneo ai fatti narrati. Può sapere tutto dei personaggi, o saperne esattamente quanto loro. Può condurre fermamente la narrazione o meno. Può seguire un solo personaggio o più personaggi. Può disporre del materiale narrativo cambiando i ruoli di questi ultimi. Può fare dei personaggi stessi dei narratori, e così via.

L’autore affronta quindi la questione della motivazione, ovvero il modo in cui lo scrittore giustifica le sue scelte narrative. Le varie parti dell’opera devono essere ben assemblate e la loro successione giustificata, pena la perdita di unità estetica e l’insoddisfazione del lettore. La motivazione può essere di vari tipi.

Il primo tipo è la motivazione compositiva: essa è fondata sull’uso strettamente economico dei motivi, senza che vi sia alcun dettaglio superfluo o privo di significato alla fine della narrazione. Un classico esempio è quello del “chiodo di Cechov”: se all’inizio di una storia si accenna ad un chiodo piantato a una parete, alla fine di essa l’eroe ci si dovrà impiccare.

Il secondo tipo è la motivazione realistica: il lettore ha la necessità di avvertire gli avvenimenti narrati come reali, anche qualora essi siano il risultato di convenzioni ed artifici letterari. Lo scrittore deve attenersi al criterio della verosimiglianza. Esistono varie reazioni a questa prescrizione: una è seguirla pedissequamente trovando un compromesso tra verosimiglianza e tradizione, l’altra è mettere a nudo gli artifici narrativi in chiave metaletteraria o comica, ovvero facendone la parodia.

Infine, la motivazione estetica: lo scrittore sceglie i motivi che l’opera stessa, o la corrente letteraria da lui seguita, impongono di usare. Si arriva così alla classica dicotomia epigoni/innovatori, cioè gli scrittori che continuano a seguire gli stilemi di una determinata corrente, e quelli che invece vanno controcorrente per dare nuova linfa alla letteratura, usando spesso la tecnica dello straniamento, che consiste nel presentare qualcosa di usuale in modo nuovo o come se non fosse normale.

A questo punto Tomaševskij descrive i modi in cui uno scrittore può delineare i personaggi del racconto, dai più semplici (i cosiddetti “nomi parlanti”, che contengono un gioco di parole definente il carattere del personaggio) ai più complessi (la caratterizzazione psicologica vera e propria, resa in una prospettiva esterna o interna al racconto a seconda che venga affidata al narratore o ai personaggi stessi).

L’ultima questione affrontata in questo spazio è quella del canone e dei generi. I generi sono formati da procedimenti che si raggruppano e ripetono in sistemi simultanei in più opere: quando questi procedimenti hanno successo ed entrano in voga, si crea un canone letterario. La questione del genere è molto complessa, e l’autore stesso ammette che una classificazione puramente logica dei generi letterari sia impossibile, dati gli scambi e gli incroci fecondi che intercorrono tra di essi. È comunque interessante, conclude l’autore, che solitamente lo sviluppo e il rinnovamento dei generi proceda “dal basso”, ovvero dai prodotti considerati minori o trascurati nel loro tempo, i quali in un certo senso si “prendono la rivincita” influenzando e mutando i “generi elevati” (un noto esempio di questo processo è l’ingresso di termini considerati scurrili o “impoetici” nella lirica).

Quello di Tomaševskij è un saggio completo, esaustivo e stimolante sull’arte narrativa, oggi forse un po’ datato, ma utile a chi voglia praticare o studiare la narrazione, nonché ai semplici curiosi e cultori della materia.

Boris Tomaševskij
La costruzione dell’intreccio
in I formalisti russi.
Teoria della letteratura e metodo critico
a cura di Tzvetan Todorov
Piccola Biblioteca Einaudi – 2003

Traduzione di Gian Luigi Bravo