Seguire i colori

Una delle pratiche più semplici per entrare nella disposizione mentale consona alla scrittura è passeggiare seguendo i colori. Basta provarci un paio di volte per capirne la grande efficacia.

Ieri ho seguito il rosa.

Accompagnavo mia figlia a scuola e lei (tre anni e quindi occhi aperti sul mondo in perenne meraviglia) si è fermata e mi ha indicato un piccolo tombino: «Perché l’hanno colorato di rosa?» mi ha chiesto. Non ho trovato una risposta convincente alla sua domanda, ma da quel momento in poi ho seguito il rosa per tutto il tragitto verso la scuola e poi, da solo, da scuola verso casa.

Uso spesso questa pratica nei periodi in cui sto scrivendo un romanzo o un racconto e sono bloccato su qualche nodo narrativo. Funziona sempre: quando mi metto a scrivere subito dopo aver seguito un colore la scrittura viene più facile e naturale.
Non è una pratica che ho inventato io, esiste un accenno a questa esperienza percettiva nel libro La scrittura creativa di William Burroughs (Sugarco Edizioni), e non è neanche l’unica possibile. Si possono seguire i suoni (camminando in una via affollata facendo attenzione alle parole delle persone, a pezzettini di discorsi mischiati tra loro, frasi lasciate a metà, singole parole), si possono seguire gli odori, le parole stampate sparse per la città e così via. Ma, almeno nella mia esperienza, seguire i colori è un’esperienza sensoriale davvero forte, oltre che molto efficace.

Funziona così: appena fuori casa si sceglie un colore da seguire e poi si cammina (meglio se su una strada conosciuta, quotidiana) cercando quel colore. Il blu, il rosso e il verde sono in assoluto i colori più diffusi, quindi li scelgo raramente. Con colori meno usati nelle segnaletiche stradali e nelle insegne dei negozi funziona molto meglio: man mano che camminate, il colore che avete scelto si imporrà al vostro sguardo, spiccherà, si illuminerà. Vedrete ovunque quel colore e, soprattutto, osserverete particolari che non avete mai guardato anche in un percorso che battete tutti i giorni da anni. La vostra attenzione si sposterà, il vostro sguardo attento a quel particolare colore vi farà cambiare prospettiva e la vostra mente, liberata e attenta, comincerà a lavorare profondamente e autonomamente mettendosi nella giusta disposizione per creare connessioni nuove e originali: in pratica seguendo il vostro colore state già scrivendo.

Il tombino indicato da mia figlia, un tappeto abbandonato davanti all’ingresso di un appartamento a piano terra, il cassone di una scala mobile per i traslochi, fiorellini in un vaso all’esterno di un negozio di piante, lo zaino di una studentessa, cemento di riparazione di lavori stradali, un intero marciapiedi, i lacci delle scarpe di un ragazzo, diversi graffiti, il manico di una spillatrice rotta buttata per strada, un nastro di plastica che fuoriusciva da un cassonetto svolazzando al vento, una macchia di colore su un muro, il corrimano delle scale del portone di casa mia.
Questi sono solo alcuni esempi delle cose rosa che ho visto in un quarto d’ora di camminata.

Alcune di queste cose rosa, come il nastro che fuoriesce dal cassonetto o la spillatrice, erano incontri casuali e nuovi, ma altre le ho avute davanti agli occhi per anni percorrendo quella strada e non le avevo mai notate. L’esempio più incredibile è il corrimano delle scale del mio portone, solo seguendo il rosa mi sono reso conto che è rosa, eppure salgo e scendo quelle scale diverse volte al giorno da più di quattro anni.

Il motivo per cui seguire i colori è un ottimo esercizio di scrittura è proprio l’effetto corrimano: lo stupore della normalità è la materia prima del racconto. Scrivere un romanzo, un racconto o dei versi significa focalizzare l’attenzione sulle cose che non vediamo e che sono davanti ai nostri occhi o, se preferite, agli occhi del lettore. Il bello della letteratura è nella sua natura di menzogna reale, di racconto della vita vera attraverso una finzione e seguire i colori permette di vivere un’esperienza simile alla lettura di un buon libro: riaprire gli occhi sulla realtà con stupore infantile. Perché mai qualcuno ha deciso di colorare di rosa quel piccolo tombino? Chi ha abbandonato quella spillatrice nell’erbetta di un marciapiedi? Quel nastro rosa cosa legava? Forse un mazzo di fiori? Un regalo poco gradito che è finito nel cassonetto?
È da domande di questo tipo che, spesso, nasce una buona idea per un racconto.

Provate a seguire i colori e la vostra scrittura saprà ricompensarvi.